PARENT TRAINING: ARGOMENTO DEL MESE
Servizio on line a scopo orientativo con l'obiettivo di dare alla coppia genitoriale la possibilità di ricevere, in un tempo rapido informazioni e consigli per giungere ad una migliore gestione della propria relazione con i figli.
Tematiche:
- gestione delle dinamiche educative
- difficoltà comunicative
- difficoltà di apprendimento
- disturbo di attenzione e di iperattività
- mediazione della relazione scuola/famiglia.
 
LUGLIO 2011
Due specialisti a confronto con vecchie e nuove generazioni
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NOVEMBRE 2009
LE BALBUZIE - ALTRI CHIARIMENTI
Alcune mamme mi hanno chiesto nuovi chiarimenti sulla balbuzie... Ho cercato di sintetizzare in questo piccolo testo i vari questi che mi sono giunti: Alcune mamme mi hanno chiesto come può essere definita la balbuzie e che cosa comporta. Certamente è un disordine del linguaggio, ma in realtà, richiama una condizione estremamente complessa, che non si limita alla ripetizione dei suoni, al prolungamento delle sillabe e ad altre "disfluenze". La balbuzie interessa la persona nel suo insieme e potremmo definirla un insieme di disordini del linguaggio, della comunicazione e del comportamento. Accanto alle "disfluenze" del linguaggio, sono presenti una serie di modelli comunicativi e di comportamenti anomali, che attirano inevitabilmente l'attenzione dei non balbuzienti: • Chi balbetta tende a non guardare negli occhi i loro interlocutori. • Ha una respirazione irregolare e tende a parlare con poca aria nei polmoni o addirittura senza. • Qualche balbuziente tende persino a parlare durante la fase di inspirazione. • Alcuni balbuzienti evitano o cercano di evitare la balbuzie ricorrendo alla sostituzione dei vocaboli: se sentono che un particolare vocabolo provocherà la balbuzie, lo sostituiscono con un altro vocabolo dal significato simile. Alcuni balbuzienti sono così abili nell'utilizzo di questa tecnica che spesso non li riconosciamo come tali. • Il balbuziente ricorre ad espressioni ridondanti del tipo "come sai", "vediamo", etc. Ha l'impressione che queste espressioni possa aprirgli la strada verso la parola tanto temuta. • Il balbuziente tende a reagire allo stress contraendo i muscoli delle sue corde vocali e ciò spiega probabilmente perché la balbuzie spesso peggiora in condizioni di stress. • Molti balbuzienti evitano di balbettare evitando di parlare. Oltre a questi modelli comunicativi e comportamentali anomali, molti balbuzienti manifestano sentimenti e percezioni negative in relazione alla loro balbuzie e a se stessi: • Vergogna: i balbuzienti si vergognano della loro balbuzie e spesso fanno grandi sforzi per cercare di nasconderla. • Colpa: i balbuzienti si sentono spesso colpevoli di non saper raggiungere un obiettivo che a loro avviso sarebbe raggiungibile se solo parlassero fluentemente. • Frustrazione: i balbuzienti si sentono spesso frustrati dalla propria incapacità a comunicare in maniera efficace con altre persone. • Autostima ridotta: la balbuzie induce spesso un sentimento di inadeguatezza. Tutti questi elementi nascosti del fenomeno balbuzie tendono a peggiorare i disordini del linguaggio ed una terapia che punti esclusivamente sul meccanismo del linguaggio è destinata a fallire.
 
AGOSTO 2009
LE BALBUZIE
Alcuni mamme mi hanno chiesto alcuni chiarimenti sul contenuto della balbuzie... Se vostro figlio ripete qualche volta parole o sillabe non temete che diventi balbuziente per tutta la vita. Nella maggior parte dei casi la balbuzie sparisce con il tempo. Tuttavia alcuni bambini non si liberano spontaneamente della balbuzie e hanno bisogno dell’aiuto dei loro genitori (o adulto in generale) e in certi casi anche dell’aiuto di un ortofonista per avere un’elocuzione normale. Una cosa fondamentale è agire subito. Più aspettate, più sarà difficile eliminare la balbuzie. Evitate però di far vedere a vostro figlio che il suo disturbo vi preoccupa. Se vostro figlio vede la vostra preoccupazione, ne prenderà coscienza con il rischio di aggravare le sue difficoltà di elocuzione. Tenete a mente che siete voi genitori che giocate il ruolo principale nella “terapia”. I bambini tendono ad imitare i loro genitori e potete positivamente influenzare il modo di parlare di vostro figlio cambiando il vostro comportamento e il modo di parlare con lui. Cercate di aiutarlo (in comunicazione) a non intestardirsi su un termine che non riesce ad esplicitare, aiutatelo senza farglielo capire, ripetendo il discorso con altre parole, integrando così il suo vocabolario con altri termini di ugual senso che gli possono servire. È estremamente importante non aumentare la presa di coscienza del bambino a proposito delle sue difficoltà di elocuzione. Per questa ragione, inizialmente incontrate l’ortofonista senza vostro figlio per chiarirvi circa il comportamento migliore da tenere. (consiglio l'approfondimento http://www.balbuzie-terapia.com/)
 
LUGLIO 2009
DIFETTO DELLA VISIONE - ALTRE INDICAZIONI
Avendo parlato lo scorso mese del difetto della visione, e avendo ricevuto sollecitazioni da parecchi di voi circa l'argomento, ho pensato di raccogliere alcuni segnali rivelatori verso cui prestare attenzione. Innanzitutto gli insegnanti possono essere di grande aiuto nel riconoscere questi disturbi visivi degli scolari, risolvibili se diagnosticati per tempo anche se troppo spesso invece misconosciuti e sottovalutati. Ecco i segnali a cui debbono prestare attenzione genitori e docenti: - il bambino perde il segno quando muove lo sguardo dal banco alla lavagna o quando copia dal libro sul quaderno; - la scrittura non è allineata e i caratteri e le spaziature sono irregolari; - scambia la lettera "b" per la "d" e rovescia parole come, ad esempio "iva" al posto di "avi"; - salta, leggendo o scrivendo, le parole più corte; - rilegge le stesse parole o salta da una riga all'altra senza accorgersene; - non riesce ad individuare una stessa parola ripetuta nella frase successiva; - incolonnando i numeri, non ne allinea correttamente le cifre; - leggendo deve usare un righello per non perdere il segno; - invece di muovere solo gli occhi durante la lettura, muove la testa in avanti e indietro; - dopo aver studiato per un certo periodo di tempo, l'attenzione diminuisce e subentra la sonnolenza; - tiene la testa molto inclinata da un lato mentre legge; - si copre un occhio quando legge; - storce gli occhi quando legge; - batte le palpebre frequentemente; - tiene il libro a distanza circa 20 cm di distanza; - i compiti a casa che prevedono la lettura vengono svolti più lentamente del normale; - pur continuando a leggere, diminuisce la capacità di comprensione; - a fasi alterne, o costantemente, vede annebbiato o doppio mentre scrive o legge; - dopo aver svolto un lavoro a distanza ravvicinata, lamenta bruciore o prurito bagli occhi; - non sa spiegare cosa è stato letto fino a quel momento.
 
GIUGNO 2009
DISTRAZIONE O DIFETTO DELLA VISIONE?
Distrazione? Non sempre e a volte il colpevole è la vista. Se il bambino, a casa, mostra difficoltà nel capire quello che legge mentre, a scuola, quando la maestra spiegava, tutto gli sembrava semplice e chiaro, non sempre se ne deve attribuire la colpa alla distrazione dello scolaro o alla difficoltà del libro di lettura. Più spesso di quanto non si creda, siamo di fronte a "problemi della visione" o meglio a difetti di coordinamento tra vista e movimenti, frequentemente sottovalutati. Se il bambino si lamenta di bruciore agli occhi e di mal di testa anche se agli accertamenti eseguiti non si riscontra nulla di patologico e se alla visita oculistica il piccolo non risulterà né miope né ipermetrope né portatore di altri difetti della vista, spesso la conseguenza più diffusa sarà che insegnanti e genitori accuseranno il bambino di applicarsi poco, colpevolizzandolo così ingiustamente. in effetti il bambino vede le righe saltare e le lettere capovolgersi in quanto il "difetto" non sta nella vista ma nella "visione", cioè nella capacità di dare significato a quello che vede. In altre parole, ragazzi intelligenti e brillanti con concetti chiari in mente non sono in grado di metterli sul foglio del compito da svolgere; così come nel gioco, può capitare che i ragazzi non siano capaci di prendere la palla al volo. Causa di questo decifit è il mancato sviluppo del coordinamento tra ciò che si vede e ciò che si fa con le mani e con il corpo in generale. Ciascuno di noi sviluppa sin dalla nascita determinate abilità visive e, se non progrediranno, la loro mancanza interferisce con l'apprendimento. Così se un bambino, ad esempio, nell'età evolutiva non ha sviluppato la fase del camminare "a carponi", potrà avere difficoltà nel valutare gli spazi e le distanze, nel coordinamento e, quindi, nello studio. Così, di fronte ad un libro di lettura può diventare difficile collocare nello spazio la lettera "b" che viene facilmente scambiata con la lettera "d" e, naturalmente, lo scolaro,pur impegnandosi, legge e impara con lentezza e difficoltà. Difficoltà ben comprensibile quando si tenga conto che l'83% delle informazioni al cervello vengono trasmesse attraverso la visione. Per correggere questo importante e non eccezionalmente raro difetto è necessario l'intervento di uno specialista, l'ottico-optometrista, che può essere definito "l'allenatore degli occhi", capace di aiutare il bambino a sviluppare le sue abilità potenziali. Varie possono essere le tecniche di "educazione visiva" per migliorare il coordinamento e, quindi, il rendimento. Gli esercizi visivi più utilizzati sono quelli " a tempo". Si fanno scorrere velocemente diversi disegni su fogli trasparenti, si usano strumenti che aiutano a mettere a fuoco e si impiegano apparecchi che si illuminano mostrando oggetti lontani e vicini, i primi risultati si ottengono in 1-2 mesi.
 
MAGGIO 2009
INFORMAZIONI DA SCARABOCCHI
Le principali indicazioni che uno scarabocchio può fornirci (indicazioni più specifiche ed approfondite possono essere colte soltanto da un occhio esperto) sono: Tracciato veloce: attività, dinamismo, impulsività. Tracciato lento: calma, tendenza alla pigrizia, riflessione. Tratto marcato: energia fisica, vitalità, volontà. Tratto sottile: delicatezza, sensibilità. Orientato da sinistra a destra: voglia di fare nuove esperienze. Tutto spostato a sinistra: timore, timidezza, insicurezza, bisogno dell'appoggio della figura materna. Tutto spostato a destra: voglia di fare, desiderio di crescere, importanza della figura paterna. A linee curve: capacità di adattamento. A linee angolose: resistenza, energia, carica aggressiva. Fatto senza sollevare la matita: socievolezza, intuitività. Fatto con più tratti: bisogno di a staccare per ritrovare e energie. Che occupa tutto lo spazio: desiderio di attenzione, di manifestarsi. Piccolo: introversione, desiderio di uno spazio tutto per sé. Ricordiamoci, cari genitori, che ci troviamo di fronte a personalità in evoluzione, che nel tempo, e negli anni, si modificheranno e, che un simbolo scarabocchio non può rivelarci una personalità in ogni sua sfumatura. Quindi, cercate di "leggere" gli scarabocchi dei vostri bambini con "sensibilità" per comprendere davvero ciò che il bambino vuole comunicare, una tendenza o un bisogno. Anche i colori che il vostro bambino usa prevalentemente nei disegni spontanei, possono aiutarvi a capire qual è lo stato emotivo che sta attraversando. Rosso, Giallo, Arancione: denotano dinamismo, iniziatura, apertura e talvolta un pò di aggressività. Verde, Azzurro: esprimono calma, bisogno di contenimento e di affetto. Fino ai tre anni il bimbo è molto attratto dalle tinte decise, preferisce toni violenti - marrone, nero, blu - per eseguire scarabocchi e disegni e questo perché desidera lasciare una traccia di sé chiara. Dai tre ai cinque anni è più facile che la scelta del bambino cada sui colori più intensi e caldi, a meno che non si tratti di bambini molto controllati (e talvolta un pò nervosetti) che prediligono il blu e il verde. Dai sei ai sette anni i colori diventano meno forti perché subentra la razionalità e l'insegnamento scolastico. Fino a questa età il bambino usa le diverse tonalità sotto la spinta delle emozioni; quindi una casa, anche se disegnata quasi come nella realtà, può essere anche tutta viola! Dagli otto ai dieci anni è possibile cogliere le relazioni tra oggetti e colori. Il paesaggio è sempre più completo e simile a quello che il bambino osserva. Il colore quindi tende a parlare meno delle emozioni e dei sentimenti perché diventa rappresentazione della realtà. Rammentiamoci però che non esiste una rigida età di passaggio tra le diverse fasi: ogni bambino supera questi periodi in modo spontaneo e naturale.
 
APRILE 2009
DALLO SCARABOCCHIO AL DISEGNO
Dallo scarabocchio al disegno "Ascoltare" e comprendere ciò che un bambino sta cercando di dire attraverso i segni tracciati in un foglio, è importantissimo, soprattutto per i genitori di oggi, per provare a scoprire qualcosa di più dei loro figli, per tentare di andare oltre le parole e i racconti "parlati". L'evoluzione del grafismo è data dalla maturazione del sistema nervoso: 1) fino ai 18 mesi: il bambino disegna una riga per pagina dove esprime il suo mondo 2) dai 18 mesi ai 2 anni: i tracciati possono essere omolaterali (parte destra del foglio, sinistra per i mancini), centrifughi circolari o più comunemente antiorari (gli scarabocchi risultano contenuti nella pagina). 3) dai 2 ai 5 anni: il bambino controlla il gesto nel tracciato; l'occhio segue la mano e poi la guida (verso i 3 anni i disegni con significati risultano ancora difficilmente riconoscibili mentre verso i 4 anni acquistano una forma ormai riconoscibile. Solo verso i 5 anni sono anche differenziati. 4) dai 5 ai 7 anni: il segno viene soggettivato, nasce la rappresentazione. Lo scarabocchio (dal francese "escarbot", scarafaggio) è il segno grafico naturale del bambino, ed è costituito da due basilari elementi: il gesto e la traccia. Il primo è comandato dal cervello ed esprime il pensiero fine a se steso mentre la traccia rappresenta la concretizzazione del pensiero. Scarabocchio, disegno e scrittura sono linguaggi non verbali, dai quali traspare con forza l'aspetto istintivo e affettivo della persona, soprattutto quando vengono prodotti spontaneamente. La penna, per il bambino, acquista un "potere" enorme, rappresenta uno dei pochi linguaggi che possiede. Un gesto spontaneo, mediato solo dalla padronanza del movimento. Un disegno, infatti, non è mai bello o brutto ma sempre significativo: attraverso le immagini il bambino esprime i suoi sentimenti, le speranze, le angosce che non può ancora esprimere con il linguaggio degli adulti. Anche lo scarabocchio più confuso è un messaggio prezioso. E' importante, perciò, cercare di comprendere il mondo del bambino attraverso la sua chiave di lettura, attraverso i suoi occhi (tant'è vero che il disegno, nelle sue varie forme, è spesso usato in psicanalisi come strumento conoscitivo). Grazie ai contributi offerti dagli studi grafologici si è posto l'attenzione anche a quegli aspetti formali e strutturali del disegno che contribuiscono a dare all'interpretazione una maggiore completezza: 1) tipo di tratto (angolosità, tratto ristretto, circolare, tipo di pressione, tratto sfumato, ecc.) 2) uso della posizione del foglio 3) collocazione del disegno nel foglio (simbolismo spaziale) 4) uso del colore (colori caldi e freddi, mescolanze, ecc.) 5) omissioni di elementi L. Colleman, pedopsichiatra di gran valore, ideatore di molti test importanti - PN, test dello scarabocchio, del disegno, (e molti altri) - ci chiarisce il valore del disegno e ne da una forte definizione: "é la proiezione del mondo interiore del bambino, delle sue attrazioni e dei suoi rifiuti, dei suoi desideri e dei suoi timori....il suo studio ci conduce al nucleo stesso dei suoi problemi, alla sua storia, alle situazioni che vive". Va comunque sottolineato che, per una corretta interpretazione del disegno, sarebbe importante una presenza adulta non invasiva che, senza farsi accorgere, annota l'ordine delle figure disegnate, gli improvvisi arresti, le cancellature, la tendenza a ritornare sempre nello stesso punto, ecc.. Sarebbe utile far seguire un colloquio basato sul metodo delle preferenze-identificazioni, e/o ricercare convergenze d'indici, con l'applicazione di altri test di persona.