PARENT TRAINING: FAQ
Grazie a questo spazio form vi diamo la possibilità di instaurare un fitto dialogo con gli esperti Dott.ssa Alessandra Polo e Dott.re Depalmas Cristiano per valutare in modo rapido e discreto tutte le situazioni su cui si desidera avere dei chiarimenti o dei suggerimenti.
La risposta alle vostre domande avverrà col massimo riserbo ma diamo la possibilità a chi ritiene che l’argomento possa essere d’aiuto ad altri di pubblicare lo stesso nello spazio “le domande più richieste” tramite flag del campo preposto.
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Data: mercoledì 7 novembre 2007
DOMANDA
Gentile dottoressa Polo Alessandra, io sono la mamma di uno bambino che frequenta la scuola elementare, volevo chiederle come posso comportarmi di fronte alle bugie che spesso mi dice mio figlio?

RISPOSTA
Innazittutto, chiediamoci qual è il significato di "bugia". La bugia rappresenta l'alterazione consapevole della verità. Nei bambini, la distinzione tra vero e falso, tra verità e menzogna, avviene in maniera graduale e prima dei sei anni non sono ancora in grado di distinguere tra la bugia vera e l'attività fantastica (ludica). Via via che i bambini integrano valori sociali e morali effettueranno la distinzione corretta tra realtà e il mondo immaginario.. e intorno agli otto anni solitamente si ritiene che un bambino "possa mentire intenzionalmente". Ciò che noi tutti dovremmo tenere a mente è che la bugia rimanda all'importanza del processo di acquisizione da parte del bambino della capacità di dire la verità, processo di apprendimento progressivo e non certo automatico. Siete voi genitori (educatori) perciò che dovete dare risalto e valore alla "confessione della verità", insegnando il valore sociale del dire il vero: la "verità" diventerà per il bambino un mezzo per "soddisfare" i genitori, le regole sociali interiorizzate che concorrono a costruire l'immagine di sé, incrementandone l'autostima. Pertanto è' importante che il genitore si interroghi e rifletta se la bugia del figlio non sia causata da un nostro eccesso di perfezionismo (io come genitore sono ossessivo tanto da indurre mio figlio a mentire?). In tal caso dobbiamo obbligarci a ridurre la "lamentela", a dargli più fiducia. Le bugie possono essere distinte almeno in tre tipi (solo se la bugia diventa persistente e ripetitiva nel tempo si può ipotizzare la presenza di un disturbo psicologico nel bambino e nel peggior dei casi, evolversi in una psicopatologia nell'adolescenza. In tutte le altre forme la bugia risulta esser un'indispensabile passaggio nell'acquisizione della distinzione fra realtà e fantasia e verso una sempre più indipendenza dai propri genitori). Bugia come mitomania E' la forma più grave: il bambino tende (più o meno coscientemente) alla menzogna e si crea favole immaginarie. Spesso l'uso di questa forma di bugia richiama forti carenze affettive nel bambino. Bugia compensatoria Queste bugie sono più frequenti nei bambini al di sotto dei sei anni (la persistenza dopo l'età indicata potrebbe rivelare delle problematiche). Il bambino non cerca un "beneficio concreto" quanto "un'immagine" che ritiene "inacessibile" (es: si inventa di avere una famiglia più ricca, più unita ecc..) Bugia utilitaristica Rappresenta la tipica bugia che tutti noi ci troviamo ad usare per trarre un vantaggio o per evitare un fastidio. Di fronte a questa è importante la risposta che il bambino riceve dall'ambiente (familiare o scolastica). Se il genitore si dimostra "troppo credulone" o disattento rischia di favorirne l'utilizzo. Se, al contrario, il, genitore si dimostra troppo moralizzante e rigido, può scatenare un comportamento ancora più menzognero. Il comportamento più adeguato risulta essere quello in cui il genitore una volta colta la bugia, la metta in rilievo e ne spieghi il motivo per cui viene considerata una condotta sbagliata ma senza insistere troppo, in modo da offrire al figlio l'opportunità di comprendere l'errore e cambiare comportamento.
 
Data: domenica 25 marzo 2007
DOMANDA
Gentile Dottoressa... innanzitutto la ringrazio per essere così vicina a noi genitori... ci dà sicurezza sapere di poter avere un "buon consigliere" sempre "a portata di mano", che ci risponde velocemente e con professionalità. Io sono una mamma un po’ preoccupata... Il mio bambino è spesso aggressivo, soprattutto a scuola.. ogni volta che vado a prenderlo spero sempre che non sia stato richiamato o che non abbia fatto male a qualche bimbo... mio figlio non è cattivo ma quando è lontano da me ... sembra cambiare ... come posso fare per aiutarlo? Mamma Graziella.

RISPOSTA
Carissima Graziella, colgo molta preoccupazione in quanto mi riporti. Vediamo se posso aiutarti. I bambini diventano aggressivi se: sono spaventati, si sentono minacciati, sono stati rimproverati, o perchè non sanno fare ciò che viene loro richiesto, o perchè sono vittime della prepotenza di altri bambini o di adulti. L'aggressività serve a dar sfogo alla collera e a volte è l'altra faccia della paura: un modo di non essere spaventati, è assomigliare a quelli che ci fanno paura, diventare noi l"aggressore". Quando si è piccoli sembra che tutti sappiano fare bene le cose e siano più grossi e più forti o più bravi. I bambini, in particolare, traducono subito in azione tutti i loro sentimenti; per capire che il pensiero deve precedere l'azione, il bambino ha bisogno dell'esempio dell'adulto, che parlandogli e facendolo riflettere, lo aiuta a tradurre in parole le sue emozioni e gli insegna a frapporre una distanza fra il sentimento e l'azione. Il buon esempio e la vicinanza dei genitori (oltre che di tutti coloro con cui entra in contatto) offre l'opportunità al piccolo di spezzare il cerchio di aggressività e violenza in cui spesso cade, aiutandolo ad avere un'esperienza diversa. Non dimenticare, tuttavia, che l'aggressività può essere anche una forza positiva in quanto molte volte è proprio lei a rendere determinati e a dare una spinta in avanti. Sta a noi adulti far capire al bambino come incanalarla in attività costruttive (esempio: hai pensato ad attività sportive?) e non distruttive.
 
Data: giovedì 15 marzo 2007
DOMANDA
Gentile Dottoressa... volevo chiederle rispetto a mio figlio Giovanni...a casa, mostra difficoltà nel capire quello che legge mentre, a scuola, quando la maestra spiega dice che tutto gli sembra semplice e chiaro...a volte a casa lamenta bruciore agli occhi e spesso mal di testa... ho fatto degli accertamenti da cui però non si riscontra nulla di patologico.. l'ho portato anche ad una visita oculistica..e non è nè miope nè ipermetrope nè portatore di altri difetti della vista... non riesco a capire le sue lamentele.. non so davvero come aiutarlo.. a volte penso che la sua lentezza e le sue difficoltà siano solo dovuti alla poca voglia di applicarsi nei compiti dati a casa... lei che ne pensa?

RISPOSTA
Gentile mamma... la sua domanda è molto chiara. Molte mamme condividono la sua stessa preoccupazione... Da quanto "leggo" ci sono alcuni segnali rivelatori che potrebbero far pensare ad un difetto non tanto della vista quanto invece della visione cioè nella capacità di dare significato a quello che vede. Sono disturbi risolvibili, la rassereno subito, ma possono se sottovalutati portare a difficoltà d'apprendimento. Ci sono sempre più spesso bambini intelligenti e brillanti con concetti chiari in mente che non sono in grado poi di metterli sul foglio del compito da svolgere; così come nel gioco, può capitare che non siano capaci di prendere la palla al volo. Causa di questo decifit è il mancato sviluppo del coordinamento tra ciò che si vede e ciò che si fa con le mani e con il corpo in generale. Ciascuno di noi sviluppa sin dalla nascita determinate abilità visive e, se non progrediranno, la loro mancanza interferisce con l'apprendimento. Così, di fronte ad un libro di lettura può diventare difficile collocare nello spazio la lettera "b" che viene facilmente scambiata con la lettera "d" e, naturalmente, lo scolaro, pur impegnandosi, legge e impara con lentezza e difficoltà. Per correggere questo difetto sempre più comune è sicuramente utile l'intervento di uno specialista, l'ottico-optometrista. Se vuole ulteriori informazioni (visto che l'argomento è stato richiesto da alcune mamme) l'ho analizzato nei suoi elementi base cercando di darne una visione il più possibile completa e la può trovare nel link d'approfondimento nei mesi di maggio/giugno. Mi saluti Giovanni... e mi tenga informata…
 
Data: mercoledì 17 gennaio 2007
DOMANDA
Gentile dottoressa... ho letto con piacere l'email che mi ha inviato circa i comportamenti che dovrei tenere per aiutare mio figlio che come le ho detto da qualche mese ha cominciato a balbettare... ma vorrei chiederle una cosa: è colpa mia se mio figlio balbetta?

RISPOSTA
Carissima mamma... non è certamente colpa sua se suo figlio balbetta. Nessuno sa con certezza ciò che scatena la balbuzie, ma degli studi indicano che la balbuzie non è causata dal modo in cui il bambino è allevato dai suoi genitori. Questo certo non vuol dire che non può fare niente per la balbuzie di suo figlio. Come le ho indicato, lei può aiutare suo figlio ad acquisire un buon eloquio (sostenendolo... come dire "in punta di piedi").